S’innamorano ad Auschwitz, si credono morti e si ritrovano 39 anni dopo

Genova
08:00 del 14/02/2018
Scritto da Luca

S’innamorano ad Auschwitz, si credono morti e si ritrovano 39 anni dopo

  • di Marzena Wilkanowicz-Devoud/Dominika Cicha

Si sono innamorati dietro le recinzioni del lager nazista. Jerzy e Cyla sono riusciti a evadere. Si sono ritrovati 39 anni dopo… Il racconto di una magnifica storia d’amore nata durante la Shoàh.

Quel giorno Jerzy, 62 anni, aspettava impazientemente all’aeroporto di Cracovia. Aspettava che l’aereo da New York atterrasse. In quel volo viaggiava Cyla. La sua piccola Cyla. Aveva in mano un bouquet di 39 rose. Una per ogni anno di separazione. Flashback. Inverno 1943. Jerzy incontra Cyla in un silos per il grano di Auschwitz. Dal 1940 è prigioniero nel Lager per aver fatto parte della resistenza polacca.

Fin dal primo istante sono caduto ai piedi della sua femminilità, del suo sorriso, del suo viso… – racconta Jerzy durante un’intervista che ha rilasciato con Cyla a una radio polacca –. Paradossalmente, ho vissuto i giorni più belli della mia vita mentre tutt’intorno regnava la morte.

L’amore ad Auschwitz

Jerzy Bielecki si ricorda molto bene del momento esatto in cui ha visto all’ingresso del silos l’arrivo di un gruppo di una decina di ragazze ebree. Tutte brune, piuttosto sorridenti, l’aria un po’ divertita. Erano sbalorditivamente curate, in quel contesto: portavano dei grembiuli bianchi su delle camicette piuttosto pulite, nei capelli portavano dei foulard legati.

Stupefatto, sono arretrato sui miei passi alla visione. Delle donne? Qui? Non presentivo ciò che stava per accadere in quel momento. Una delle ragazze mi ha sorriso e mi ha fatto l’occhiolino. Sono diventato rosso come un ragazzetto.

Cyla Cybulska veniva da un paesino dell’Est della Polonia. Era arrivata al campo nel gennaio 1943 con tutta la famiglia – i genitori, la sorellina e i due fratelli. È l’unica ad essere sopravvissuta.

Eravamo una cinquantina di prigioniere, installate con delle sorveglianti tedesche in un edificio vicino al silos. Era un’occasione pazzesca. Dormivamo in una cantina relativamente asciutta, su di un materasso di paglia – racconta Cyla –. Dovevamo lavarci mattina e sera, era necessario per il nostro lavoro, che consisteva nel sistemare dei sacchi di farina destinati al silos del Lager.

È lì che Cyla s’innamorò di Jerzy, un giovane polacco cattolico, uno dei primi prigionieri di Auschwitz. Jerzy era stato arrestato mentre tentava di fuggire in Ungheria per attraversare l’Europa nel tentativo di unirsi all’esercito francese. Divampa il loro amore. Riescono a parlarsi durante i pasti in fabbrica grazie all’indulgenza (e alla corruzione) delle guardie.

Ero pazzo di lei. E del resto vedevo bene che, da parte sua, neppure lei era insensibile alle mie avances. Eravamo come degli adolescenti sulla panchina di un parco: ci rubavamo baci mentre tutt’intorno a noi la morte corrodeva ogni cosa.


«Cyla, ti porterò via da quest’inferno»

Un giorno Cyla corse in lacrime verso Jerzy. La sua migliore amica era appena stata fucilata da una SS. Aveva premuto il grilletto puntando alla nuca di lei – così, senza una ragione. «Non piangere, Cyla, ti porterò via da questo inferno», le promise Jerzy – e subito si mise a studiare i preparativi per l’evasione.

La cosa mi sbloccò. Non avrei avuto il coraggio di farlo per me stesso. Sapevo come finivano i tentativi di evasione. Ma per Cyla e per il nostro amore ero disposto a fare tutto, anche l’impossibile.

Chiese a un amico di procurargli un’uniforme tedesca. La ricevette un po’ alla volta. Dopo di ciò, grazie alla sua posizione relativamente privilegiata di prigioniero germanofono, giunse a ottenere un lasciapassare. Ma quando fu pronto il suo piano di evasione, nel maggio 1944, le ragazze smisero di venire a lavorare al silos – dall’oggi al domani. Jerzy non sapeva neppure se lei fosse ancora viva.

Qualche mese più tardi ricevette un messaggio:

Jurek [diminutivo di Jerzy in polacco, N.d.R.], mio caro, lavoro al lavatoio. Cerca di passare a trovarmi.

Riuscirono a rivedersi. Il 20 luglio 1944, Jerzy ha appena il tempo di mormorarle: «Domani una SS del dipartimento politico verrà a cercarti per un interrogatorio. A domani».

Cyla non pose domande.

L’indomani la ragazza vide davanti all’ingresso… Jerzy travestito con l’uniforme da Rottenführer SS. Salutò la guardiana e con passo deciso portò via Cyla. Mancava solo l’esibizione del lasciapassare alla guardia del Lager… e sarebbero stati liberi!

La separazione

Dopo nove notti di cammino, arrivarono dallo zio di Jerzy. Per garantirsi la sicurezza decisero allora di separarsi. Jerzy si unì alla resistenza polacca, Cyla si nascose tra i contadini di un paesino. Quando sopraggiunse la fine della guerra, Cyla non riuscì ad avere notizie del suo drudo.

Un giorno le dissero che era morto in battaglia. Disperata, decise di partire per New York, dove avrebbe cercato di dimenticare e di ricominciare una nuova vita. Ciò che all’epoca ignorava è che la regione in cui si trovava Jerzy sarebbe stata liberata tre settimane dopo le altre. Quando Jerzy fu alfine liberato, venne a cercare Cyla… con un fatale ritardo di tre settimane.

La famiglia di Jerzy gli disse che Cyla era morta in un ospedale a Stoccolma, donde doveva partire per l’America. Ciò che lui non sa è che si trattava di una bugia. Forse i suoi genitori non volevano vederlo sposato con una ragazza ebrea?

39 rose

Molti anni dopo, a New York, Cyla è vedova da qualche anno e madre di una figlia unica. Siamo nel 1982. Cyla propose alla sua donna delle pulizie, polacca, di prendersi un caffè – una rara occasione di chiacchierare con una compatriota. Le raccontò allora la sua storia d’amore e di evasione dal campo di Auschwitz. Che sorpresa fu la sua, quando quella le disse in rimando di aver visto un giorno raccontare esattamente la medesima storia alla televisione polacca! Si trattava di un direttore di scuola che si chiamava, se la memoria non la tradiva… Jerzy.

Non potevo crederci – racconta Cyla –. Ho finito per trovare il suo numero di telefono. «Jurek, sono io, la tua piccola Cyla!». Quando ebbe sentito la mia voce… e lo chiamavo all’alba… comprese subito che ero la sua ragazza di Auschwitz.

Qualche mese dopo, Cyla decise di incontrarlo. Prese l’aereo per Cracovia. Jerzy l’attendeva all’aeroporto con 39 rose in mano… Rinasceva l’amore – immensa emozione. Ma Jerzy, che dopo la guerra s’era sposato, non voleva certo lasciare moglie e figli.

È il destino che ha deciso così – conclude Jerzy –. Ma se potessi tornare indietro non cambierei niente.

Cyla Cybulska (morta nel 2006) e Jerzy Bielecki (morto nel 2011) sono restati amici fino alla fine dei loro giorni. Jerzy Bielecki ha ricevuto nel 1985 il riconoscimento di Giusto delle Nazioni.

Da: QUI


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Categorie: , Curiosità, Editoria, Sociale


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