LA VITA privata può rimanere tale, anche se la lasciamo immortalata in uno smartphone? Sembra un azzardo, un paradosso, parlare di rispetto della privacy quando ci si consegna volontariamente alla tecnologia

Firenze
18:00 del 19/03/2017
Scritto da Carmine

LA VITA privata può rimanere tale, anche se la lasciamo immortalata in uno smartphone? Sembra un azzardo, un paradosso, parlare di rispetto della privacy quando ci si consegna volontariamente alla tecnologia. Ma se, da un lato, chat di messaggistica e social network ci aiutano a comunicare con il mondo, ognuno deve poter continuare a salvaguardare almeno una porzione della propria quotidianità, quella più intima. Ora, questo, è finalmente possibile. Grazie a un'app che ci consente di 'nasconderè i momenti più riservati (e delicati) alla grande platea del web. Si chiama Rumuki ed è il primo sistema che permette di criptare i video e renderli accessibili solo ai protagonisti, senza lasciare tracce in Rete. Un sistema pensato soprattutto per debellare il triste fenomeno del Revenge Porn (la pornovendetta), la minaccia di diffondere online - ad amici, conoscenti, parenti, sui siti hard - foto o filmati in situazioni intime o compromettenti (il più delle volte si tratta di riprese di atti sessuali o immagini in cui si è nudi).
Come funziona Rumuki. Il funzionamento è semplice. L'importante è utilizzarla in due. Perché la prima cosa che vi chiederà Rumuki una volta installata e aperta è di associare il vostro dispositivo a quello di un'altra persona. Probabilmente si tratterà del vostro partner. Sullo smartphone (o tablet), infatti, apparirà un codice Qr che dovrà essere 'lettò dal secondo dispositivo - meglio se connesso alla stessa rete wi-fi del primo - per completare la procedura di riconoscimento. Solo a quel punto potrà partire la registrazione del video da custodire gelosamente. Ma le accortezze per la sicurezza degli utenti iniziano solo ora.
La crittografia incrociata ci difende dal Revenge Porn. Una volta interrotta la registrazione, l'applicazione genererà due chiavi di sicurezza, una per ogni dispositivo (ognuna diversa dall'altra). Sarà da quei codici che dipenderà il destino del filmato. I video - rigorosamente criptati - potranno essere visualizzati solo con il consenso di entrambe le parti. Dal primo smartphone partirà una prima chiave che, passando attraverso i server del servizio (all'interno dei quali verrà conservata al massimo per una settimana), si trasformerà in una seconda chiave che permetterà di decriptare la registrazione. Sui server, dunque, transiteranno - temporaneamente - esclusivamente le chiavi e non i file video, che resteranno rintracciabili solo sui due dispositivi. Così come non verranno archiviate informazioni personali superflue (anche l'invio dell'indirizzo e-mail è facoltativo).

I video rimangono solo sui dispositivi. Nessuna traccia sui server. Un sistema, Rumuki, che non mette al riparo solo dall'abuso dei materiali da parte dei diretti interessati ma cerca anche di evitare che siano preda di hacker. I file non passano per nessun server; l'unico modo per entrarne in possesso è attaccare la rete locale a cui sono connessi i dispositivi. Se poi si dovesse decidere di eliminare uno o più video o di non consentire più l'accesso all'altra persona - magari perché la storia è finita e si vogliono evitare problemi - basterà cliccare sul pulsante 'Revokè per togliere l'autorizzazione all'altra chiave e cancellarlo; quei filmati saranno inaccessibili per sempre, a chiunque. Un'idea abbastanza semplice ma potenzialmente rivoluzionaria, per ora disponibile solo per utenti iOS; ma presto sbarcherà anche su Android e in progetto c'è di allargare la protezione pure alle fotografie. Per vivere l'intimità dell'amore a cuor leggero, ma in sicurezza. A prova di vendetta. Un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani, sempre connessi ma con una scarsa conoscenza dei rischi in cui si può incorrere se si lasciano troppe tracce sul web.
I giovani e il sexting: in troppi esposti alla vendetta porno. Le nuove generazioni a volte si approcciano con estrema leggerezza ai sentimenti. In base a una ricerca dell'Osservatorio Nazionale sull'Adolescenza e del portale per i ragazzi Skuola.net, circa il 10% dei giovani dai 13 e i 18 anni fa sexting, scambiandosi foto e video hot, anche con un flirt passeggero. Ma sono i dati sul Revenge Porn a preoccupare di più: il 5% almeno una volta ha subito minacce o azioni di vendetta, per colpa di materiale scottante finito in mani sbagliate. Se, però, il sexting diventa abituale i rischi aumentano: tra chi apre consensualmente le porte della propria intimità su Internet, lo spettro della ritorsione si è affacciato nel 17% dei casi. Numeri che crescono di anno in anno. A confermarlo tanti casi concreti, ormai quasi all'ordine del giorno. Un fenomeno da cui gli adulti non sono certo immuni. Specialmente le donne (nel 90% le vittime sono di sesso femminile).
Anche la fine di un amore può comportare 'rischi digitali'. Si parla tanto di cyberbullismo, haters, violenza in Rete: tutti pericoli generati dall'odio. Ma, tra le degenerazioni della vita virtuale, ce n'è anche una che deriva - assurdo dirlo - dall'amore. O meglio, dalla fine dell'amore: un sentimento che, una volta svanito, si può trasformare in una trappola per una delle due parti in causa. Talvolta in un incubo. A qualsiasi età. Il caso di Tiziana Cantone, che tanto ha fatto discutere negli ultimi mesi, ha finalmente svelato i rischi del Revenge Porn. Lei, dopo mesi di gogna mediatica e umiliazioni pubbliche, non ha retto la pressione e si è tolta la vita. Aprendo la discussione su come evitare che Internet si trasformi in una grande finestra sulla vita degli altri. Essere sulla bocca di tutti, soprattutto per un video o una foto osé, non è facile da gestire con freddezza.
Revenge Porn: una forma di cyberbullismo a tutti gli effetti. Non tutti, infatti, hanno la forza di Elisabetta Sterni, un'altra ragazza vittima di Revenge Porn che però non si è lasciata abbattere dalla vergogna ma ha denunciato quel ragazzo che aveva fatto girare su Whatsapp un video in cui facevano sesso. Lei, che recentemente è diventato il simbolo del coraggio contro questa che, a tutti gli effetti, è una forma di cyberbullismo, è quasi un'eccezione. Il suicidio rimane un chiodo fisso per chi di subisce un trattamento del genere. Sempre secondo uno studio svolto da Skuola.net sui ragazzi - stavolta in collaborazione con l'Università di Firenze - la metà delle vittime di bullismo in Rete ha pensato di farla finita; 1 su 10 ci ha anche provato. L'auspicio è che, con risorse come Rumuki, anche chi è abituato a usare la tecnologia per lasciare una traccia dei momenti intimi da ricordare lo possa fare in totale sicurezza.

Da: QUI


Articolo letto: 152 volte
Categorie: , Sesso


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Risposte - Commenti

Paolo

20/03/2017 16:27:01
Posso confermare a tutti gli effetti positivi che la forza ci aiuta a tenere incubati i nostri segreti grazie alla tecnologia che ci permette di fare cose impossibili (sesso).
7

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