Il prestito d’uso in oro rappresenta una forma di finanziamento per mezzo della quale l’operatore del settore, in questo caso colui che commercializza o trasforma l’oro, riceve materialmente una certa quantità d’oro fino (lingotti o barre) che impiega all’interno del processo di produzione.

Pavia
05:00 del 10/08/2018
Scritto da Carmine

Il prestito d’uso in oro rappresenta una forma di finanziamento per mezzo della quale l’operatore del settore, in questo caso colui che commercializza o trasforma l’oro, riceve materialmente una certa quantità d’oro fino (lingotti o barre) che impiega all’interno del processo di produzione.

Lo scopo di tale prestito sta nell’opportunità di fornire all’operatore la materia prima senza che questi debba immediatamente sborsare un grosso corrispettivo in denaro.

In virtù del prestito, il prenditore pagherà soltanto gli interessi in via posticipata alla scadenza del trimestre solare al quale ci si riferisce. L’oro rimane di proprietà della Banza e viene consegnato con la semplice emissione di un documento di trasporto. Poiché non si verifica il trasferimento della proprietà, la Banca non procede alla fatturazione. La fattura, infatti, viene emessa soltanto nel momento in cui il prenditore decide di estinguere il prestito scegliendo la possibilità di acquistare l’oro anziché procedere alla sua restituzione fisica, sia nella stessa quantità che finezza originaria. L’operatore che vuole usufruire di tale agevolazione dovrà pertanto godere di una specifica linea di credito, apposita per la tipologia prevista e potrà ricevere il metallo in prestito fino alla concorrenza del fido che è stato accordato.

Il contratto di prestito d’uso in oro

I contratti del prestito d’uso in oro possono variare a seconda dell’istituto di credito che li emette: normalmente il contratto è quello di Vendita di oro con regolamento differito, cioè un contratto a tempo indeterminato. In questo caso si assume che la il pagamento degli interessi sia a tre mesi e che il fido sia stato interamente utilizzato entro il termine del contratto. Indispensabile è ricordare il prezzo dell’oro (36,85 euro/grammo) può subire oscillazioni in base al valore delle contrattazioni sul mercato e su tale prezzo al momento dell’acquisto andranno pagati gli interessi. In questa casistica contrattuale gli interessi e le commissioni vengono pagati in via posticipata al termine del trimestre solare di riferimento.

Il corrispettivo per il deposito concesso può variare a seconda della durata e della tipologia: se si sceglie la formula breve con obbligo di acquisto o scadenza (con durata massima di 28 giorni a partire dalla data di concessione) essa prevede l’acquisto obbligatorio dell’oro al momento della risoluzione del contratto. Il corrispettivo può invece configurarsi come semestrale e rinnovabile: al termine dei sei mesi previsti l’oro può essere restituito o acquistato in modo definitivo previo pagamento del controvalore. Il contratto può comunque essere rinnovato e la durata del prestito estesa e dilazionata nel tempo. Il contratto può inoltre essere chiuso con recesso dietro pagamento di una mora, il cui importo varia da un istituto di credito ad un altro.


Contabilizzazione del prestito d’uso in oro

La contabilizzazione del prestito uso oro è sostanzialmente la medesima che si applica al finanziamento, dal momento che la tipologia contrattuale che lo determina è assimilabile, sia perché i costi sono collocati nel medesimo esercizio di imposta nel quale si realizzano i ricavi che discendono dalla trasformazione del metallo (di cui, attraverso il contratto di prestito si acquisisce piena disponibilità materiale), secondo il principio di correlazione costi-ricavi. Se invece si attribuisse evidenza contabile all’incasso o al pagamento verrebbe modificato il criterio di cassa poiché se le componenti reddituali fossero sfasate dal punto di vista temporale (pagamento e incasso) non potrebbe darsi produzione di reddito in assenza di ricavi e dunque, applicando il principio di correlazione, la conseguenza è quella che i costi seguano i ricavi.

In sostanza, le imprese orafe devono registrare nella loro contabilità il solo addebito degli oneri – interessi e commissioni. La quantità di oro puro prestato viene rilevata come “debito in oro”: tale oro rimane di proprietà della banca e viene perciò registrato nei bilanci di esercizio tra i conti in ordine. La disciplina è molto vasta e si consiglia pertanto a chi intenda accendere un prestito d’uso in oro di consultare il commercialista di fiducia ed analizzare dettagliatamente la proposta di prestito dell’istituto bancario al quale ci si intende rivolgere per ottenere il finanziamento.

Istituti di credito e altri istituti presso cui effettuare prestito d’uso in oro

In Italia uno degli istituti più attivi nel campo dell’operatività e delle intermediazioni di oro e argento per la produzione industriale è la Banca Popolare di Vicenza, capitale, non a caso, dell’oreficeria mondiale, che offre ad artigiani ed imprenditori del settore orafo una varietà di proposte ed opportunità di prestito personalizzate ed estese anche alle aziende che si occupano di lavorazione dell’argento.

I vantaggi che derivano dal rivolgersi alla Banca Popolare di Vicenza sono ovviamente di natura economica: infatti le operazioni di acquisto e di prestito d’uso in metalli preziosi non sono più gravate dalla garanzia che la banca chiedeva di rilasciare ai fornitori esteri, così come è stata eliminata la ritenuta fiscale del 12,50% che incombeva sugli interessi corrisposti all’estero. Tutto ciò è accaduto per un motivo molto semplice: la Banca dispone di un proprio deposito aureo ed argentiero a Vicenza e dunque, chi vuole accedere a un prestito o acquistare oro, potrà farlo senza più attenersi al quantitativo minimo prescritto in precedenza. La Banca Popolare di Vicenza consente anche di concludere contratti di acquisto e vendita a termine attraverso il Conto metallo argento.

In ogni caso, tutti i principali istituti di credito italiani ed internazionali concedono prestiti d’uso in oro. Tra questi citiamo Crédit Agricole, Unicredit, Banca di Sondrio, Credito Cooperativo, Banca Intesa San Paolo e moltissime altre. Le condizioni contrattuali sono generalmente simili a quelle illustrate nei primi paragrafi e per documentarsi e studiare eventuali differenze e convenienze si può facilmente visitare la pagina dedicata a questo tema sui siti internet delle banche principali.

Gli Stati Generali dell’Oreficeria, svoltisi ad Arezzo, hanno annunciato di aver presentato una proposta di credito in oro in cambio di occupazione, prevista dal protocollo della Regione, della Consulta stessa e delle associazioni di categoria. Tale proposta prevede lo scambio di cinque chili d’oro per ogni nuovo dipendente assorbito. In pratica, la regione fornirà una garanzia gratuita fino all’80% alle imprese, attraverso la quale queste potranno accendere un prestito d’uso o mutuo in oro per acquistare tale metallo prezioso: in contropartita, le imprese si impegnano ad assumere un dipendente per ogni cinque chili di metallo acquistati, fino a un massimo di quindici chili per 3 nuove assunzioni. La durata del prestito è previsto fino al termine di 18 mesi per un mutuo in oro di 5 anni. Per il momento i posti di lavoro previsti sono circa 150 ma potrebbero aumentare fino a 300, dando un significativo impulso all’occupazione del settore.


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Categorie: , Economia, Guide


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