Con Le Pseudo (false E Finte) Riforme Del Governo Renzi Stiamo Assistendo Alla Progressiva Marginalizzazione Ed Impoverimento, Anzi, Ad Una Vera E Propria Desertificazione Delle Periferie Del Paese (i Territori Coincidenti Con Le “vecchie” Province) Attraverso Il Taglio Di Tribunali, Ospedali E Servizi Sanitari, Camere Di Commercio, Prefetture, Uffici Scolastici Provinciali, Università, Chiusura E Ridimensionamento Di Porti, Aeroporti, Stazioni E Linee Ferroviarie E Più In Generale Attraverso Il Taglio Di Tutte Le Articolazioni Periferiche Dello Stato Alle Province Collegate (questure, Comandi Provinciali Delle Forze Dell’ordine, Uffici Della Motorizzazione, Ecc.

Torino
07:30 del 10/01/2017
Scritto da Luca

Con Le Pseudo (false E Finte) Riforme Del Governo Renzi Stiamo Assistendo Alla Progressiva Marginalizzazione Ed Impoverimento, Anzi, Ad Una Vera E Propria Desertificazione Delle Periferie Del Paese (i Territori Coincidenti Con Le “vecchie” Province) Attraverso Il Taglio Di Tribunali, Ospedali E Servizi Sanitari, Camere Di Commercio, Prefetture, Uffici Scolastici Provinciali, Università, Chiusura E Ridimensionamento Di Porti, Aeroporti, Stazioni E Linee Ferroviarie E Più In Generale Attraverso Il Taglio Di Tutte Le Articolazioni Periferiche Dello Stato Alle Province Collegate (questure, Comandi Provinciali Delle Forze Dell’ordine, Uffici Della Motorizzazione, Ecc., Ecc.), Tutto Ad Esclusivo Vantaggio Ed Arricchimento Delle Sedicenti Città Metropolitane (alcune Di Loro Molto Forzatamente Considerate Tali) E/O Dei Capoluoghi Di Regione E Delle Loro Lobby E Delle Loro Corruttele A Scapito Soprattutto Di Quelle Che Sono Ancora I Capoluoghi Di Provincia Italiani (sino A Quando?), lasciando tra l’altro migliaia di lavoratori nell’incertezza del loro futuro (vedere, a titolo d’esempio il film “Quo vado” di Checco Zalone per farsi un’ idea ed una grande risata su questa pseudo riforma costituzionale). Province, la casta torna al voto per eleggere se stessa: ieri alle “urne” per rinnovare 37 consigli

La casta che elegge la casta. Potrebbe sintetizzarsi così il voto che domenica, 8 gennaio, saranno chiamati a esprimere 29.297 tra sindaci e consiglieri comunali di 2.427 comuni italiani, per il rinnovo di 37 consigli provinciali. Si chiamano ‘elezioni di secondo livello’: rispetto ad altre consultazioni sono passate quasi inosservate alla maggior parte dei cittadini (che ne sono esclusi), ma non ai diretti interessati. Così, accanto a chi ne fa un banco di prova per prossime elezioni, c’è chi si è schierato apertamente contro questo voto, invocando l’astensione e invitando al boicottaggio.

Ed ecco che ai soliti inciuci, alle alleanze e alle fratture, questa volta nel calderone delle polemiche si è aggiunta anche l’indignazione (non certo unanime) per quei 458 politici che domenica saranno eletti non dal popolo, ma da altri politici. Un effetto della legge Delrio che due anni fa prevedeva la trasformazione delle Province in enti di secondo livello, per cui non sono previste elezioni dirette. Solo che le ex Province, nel frattempo, hanno continuato a occuparsi di strade, edilizia scolastica e altre vecchie competenze con un taglio di circa 2 miliardi di euro in due anni. Per eliminarle del tutto non sarebbe bastata neppure la riforma costituzionale bocciata con il referendum del 4 dicembre scorso, che ne avrebbe sì cancellato il nome dalla Carta, ma rimandava la sostanza a una nuova riforma. Strade, scuole, ambiente, trasporti: nonostante l’importanza di queste competenze non solo i cittadini non potranno scegliere chi li rappresenterà in questi enti (così come è accaduto già in altre 27 Province tra settembre e dicembre 2016), ma si è creato un paradosso nel paradosso. Nei comuni commissariati, infatti, i cittadini non saranno rappresentati affatto, come accadrà a Padova, tanto per fare un esempio.


Domenica si vota nelle province di Ancona, Ascoli Piceno, Belluno, Brescia, Brindisi, Chieti, Como, Foggia, Forlì-Cesena, Frosinone, Grosseto, Isernia, La Spezia, Latina, Lecce, Lecco, Livorno, Monza-Brianza, Novara, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pescara, Pisa, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Salerno, Savona, Siena, Taranto, Teramo, Terni, Verbano Cusio Ossola, Verona e Vicenza. Per l’allerta meteo l’elezione per il rinnovo dei consigli provinciali di Potenza e Matera è stata rinviata a mercoledì, 11 gennaio. Sono sei, in totale, le Province che andranno al voto tra il 9 e l’11 gennaio, una il 29 gennaio. A fine mese potrà dirsi ufficialmente chiusa la tornata elettorale che nel corso dell’anno ha visto il rinnovo degli organi di 71 su 76 delle nuove Province delle Regioni a Statuto ordinario. Sempre con elezioni di secondo livello: in totale 61.127 elettori, sindaci e consiglieri comunali in rappresentanza di 5.120 comuni coinvolti, chiamati ad eleggere 842 consiglieri e 16 presidenti. Nelle Province nelle quali si è già votato l’affluenza al voto è stata molto alta, con una media che si è attestata al 78%, con picchi che hanno sfiorato il 95% degli aventi diritto.

ELEZIONI SENZA CITTADINI – In base alla riforma Delrio (Legge n.56 del 7 aprile 2014, Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), gli organi delle nuove Province sono composti dal presidente di Provincia, un sindaco eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della Provincia (in carica 4 anni), dal consiglio provinciale, composto da sindaci e consiglieri comunali eletti da sindaci e consiglieri dei comuni della Provincia (in carica 2 anni) e dall’assemblea dei sindaci, che è l’organo in cui siedono tutti i sindaci dei comuni della Provincia.

LE POLEMICHE – L’esclusione dei cittadini dal voto ha creato non poche polemiche. In tantissimi comuni italiani, infatti, i rappresentanti di partiti e movimenti hanno annunciato l’astensione. A Chieti, ad esempio, dopo Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle, anche Sinistra Italiana ha scelto questa strada. È accaduto anche a Como dove gli ultimi ad annunciare di non partecipare alle elezioni sono stati gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, assenti anche nella competizione elettorale di Ascoli Piceno e di altri comuni. Netta la posizione anche di Rifondazione Comunista, ad esempio in Umbria (dove si vota sia per la provincia di Perugia, sia per quella di Terni): “Non parteciperemo a questa farsa”. Rifondazione, in realtà, ha scelto di non presentarsi nella maggior parte delle Province tranne in casi particolari. Come ad esempio a Salerno, dove “si è voluta segnalare una rottura storica di molte liste civiche, soprattutto in piccoli Comuni, con il sistema di potere del governatore del Pd De Luca costruendo una lista fra consiglieri della Sinistra alternativa che aderiscono alle ‘Città in Comune’ e decine di liste civiche”.


Articolo letto: 358 volte
Categorie: , Denunce, Politica


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Risposte - Commenti

Renata

10/01/2017 10:27:53
L’hanno capito anche i bambini che la maldestra riforma del Senato (così come quella più inutile ed insulsa del CNEL) è stata una scusa bella e buona per giustificare la cancellazione dalla Costituzione delle gloriose e storiche Province italiane (alcune sono pure decorate al valor militare), solo per un capriccio di qualche “innominato” metropolitano fiorentino (e non solo), solo per ritorsione, per una ripicca insomma, dopo che il riordino (anzi, il disordino) delle Province voluto dal Governo Monti è stato bocciato nel 2013 dalla Corte Costituzionale.
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