Ci mancava il partito africano in Italia. Perché se non è zuppa è pan bagnato.

Genova
05:30 del 09/11/2018
Scritto da Gerardo

Cecile Kyenge, già ministro ed ora europarlamentare in scadenza, ha deciso di fare la più grossa che potesse immaginare: ha convocato una manifestazione per sabato a Modena nel nome del Potere nero.

Testuale: nasce #AfroitalianPowerInitiative che servirebbe a dare voce a chi non ne ha “contro i soprusi e la discriminazione”.

Afroitaliani non l’avevo mai sentita così come non credo si sentirà mai parlare di eurocongolesi, ma queste sono le meraviglie che ci tocca vivere.

Ama l’Africa ed è giusto, ma dove abbia trovato questa condizione terribile in Italia non lo dice.

Chissà da quanto tempo la Kyenge non va a trovare i non pochi africani che stanno nelle carceri italiane rispetto a quelli che qui vivono onestamente.

Dove sono i soprusi? In un video sulla rete, la Kyenge annuncia l’iniziativa – che è tanto simile ad un partito – con toni inquisitori contro l’Italia, come se qui fossimo nel Sudafrica dell’apartheid.

Cecile Kyenge e quei toni inquisitori contro l’Italia

Ma lei non è Nelson Mandela, perché in Italia non può certo dire di essersi trovata malissimo. O no?


Certo, si verificano anche gravi episodi contro persone dalla pelle nera da parte di sciagurati ignoranti; ma che questo sia razzismo imperante mentre i reati commessi da tanti, troppi africani in Italia possano essere definiti quasi roba da educande è qualcosa che non si può davvero pensare.

Eppure, dai toni della Kyenge sembra che ci si debba preparare ad una violenta campagna antinazionale e questo sarebbe davvero inaccettabile.

In coincidenza con questo annuncio che non lascia certo presagire alcunché di buono, ad Arezzo è accaduta una vicenda drammatica e proprio brutta.

Una coppia di fidanzati nigeriani è stata violentata e bastonata per tantissime ore. Avevano perso il treno e avevano chiesto ospitalità a otto loro connazionali incontrati nei pressi della stazione.

Un incubo, non era razzismo

Lo sa la Kyenge quanti episodi di violenza fra persone dello stesso paese accadono in Italia, a partire dalle metropoli, e che magari a differenza di Arezzo non vengono neppure denunciati per il terrore di ritorsioni?

A che serve rinfocolare le tensioni? A scatenare conflitti e poi accusare qualche italiano che non ha capito che la legge comunque si rispetta? Pamela e Desirèe: questi due nomi le dicono qualcosa, onorevole Kyenge?

Sul quotidiano “Imola oggi” ho letto un articolo assolutamente interessante del direttore Armando Manocchia:

“In Italia Cècile ha studiato, si è laureata in medicina, si è specializzata, ha sposato un italiano ed ha svolto la sua professione. Infine è entrata in politica, diventando prima ministro e successivamente europarlamentare. Francamente, non si capisce di quale afrofobia stia parlando, dal momento che lei stessa, la sua vita privata e la sua brillante carriera sono l’esatta negazione di quello che afferma“.

E invece va a concionare contro “soprusi e discriminazioni” proprio nel Paese che le ha dato solo opportunità. A me, cose del genere indignano e non poco.

Non ho nulla contro chi ha il colore della pelle diverso dal mio; mi preoccupa solo l’assenza di materia grigia, altro che nera.

Da: QUI


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Categorie: , Politica


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