Come calcolare il risarcimento danni o l’indennizzo dell’ingiusta detenzione

Campobasso
19:00 del 28/05/2018
Scritto da Sasha

Per chiedere l’ingiusta detenzione infatti deve essere fatto un formulario particolare. In caso questo argomento vi interessi e vogliate saperne di più, continuate a leggere l’articolo e non perdetevi nulla.

Come calcolare il risarcimento danni o l’indennizzo dell’ingiusta detenzione

In caso in cui si arrivi a richiedere l’indennizzo che è previsto come riparazione all’ingiusta detenzione, la Cassazione Penale nel 16 luglio del 2009 ha stabilito che questa somma sia il rapporto tra la somma massima che viene messa a disposizione del legislatore, che è di 516.456,90 euro, il termine della durata massima di custodia cautelare, che viene espresso in giorni, e i giorni effettivi in cui si è stati detenuti ingiustamente.

La somma che deriva da questo calcolo, alla fine, è di 235,82 euro per ciascun giorno passato in detenzione ingiustamente. Naturalmente, la somma può essere dimezzata, diventando di 177,91 euro, in caso si tratti di arresti domiciliari. Tutto ciò è però regolamentato dal giudice, che garantisce in modo razionale un giudizio senza pretese.

Questo calcolo aritmetico costituisce infatti, una situazione tipo, astratta, che non è detto valga per ogni caso. Ogni situazione è diversa dall’altra, vi sono diversi fattori, che andranno a stabilire dei cambiamenti o delle variazioni per quanto riguarda l’indennizzo che verrà richiesto.

Dovranno quindi essere esaminati diversi fattori, documenti, la storia dell’imputato, il suo ruolo e soprattutto le conseguenze che la detenzione ingiustamente subita ha avuto su di lui.


Il giudice esaminerà la situazione, fornendo poi le sue motivazioni. Naturalmente non sarà possibile per il giudice superare il tetto massimo del risarcimento giornaliero, ma gli sarà invece possibile mantenerlo più basso, in base ai fattori appena citati.

Si deve tenere presente che, ai sensi del successivo comma 3 dell’articolo 314 del codoce di procedura penale, alla sentenza di assoluzione sono parificati la sentenza di non luogo a procedere e il provvedimento di archiviazione.

L’ingiustizia formale è disciplinata dal comma 2 dell’articolo 314 del codoce di procedura penale e ricorre quando la custodia cautelare è stata applicata illegittimamente, cioè senza che ricorressero le condizioni di applicabilità previste dagli articoli 273 e 280 del codoce di procedura penale, aindipendentemente dalla sentenza di assoluzione o di condanna.

La domanda di riparazione per l’ingiusta detenzione (ex 315 c.p.p. e102 norme di attuazione c.p.p.) deve essere presentata (a pena di inammissibilità) entro due anni dal giorno nel quale la sentenza di assoluzione o condanna è diventata definitiva, presso la cancelleria della Corte di Appello nel distretto della quale è stata pronunciata la sentenza o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento.

Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, è competente la Corte di Appello nel distretto della quale è stato emesso il provvedimento impugnato, sulla richiesta decide la Corte di Appello con un procedimento in camera di consiglio.

E’ obbligatoria l’assistenza di un legale munito di procura speciale e la parte che si trovi nelle condizioni di reddito previste dalla legge può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.

La riparazione per ingiusta detenzione deve essere estesa alle ipotesi di detenzione cautelare sofferta in misura superiore alla pena irrogata oppure a causa della mancata assoluzione nel merito.

Coloro che sono stati licenziati dal posto di lavoro che occupavano prima della custodia cautelare e per questa causa, hanno diritto di essere reintegrati nel posto di lavoro se viene pronunciata a favore sentenza di assoluzione, di proscioglimento o di non luogo a procedere ovvero ne viene disposta l’archiviazione.

La Corte di Giustizia di Strasburgo, con una sentenza del 2005, ha richiesto una modifica dell’articolo 314 del codoce di procedura penale che ammette l’indennizzo per ingiusta detenzione solo se l’imputato è assolto, se è disposta l’archiviazione del caso o il non luogo a procedere o se, in caso di condanna, la custodia cautelare è stata disposta in assenza di gravi indizi di colpevolezza o per reati per i quali la legge stabilisce una reclusione superiore a tre anni.

Secondo la Corte si tratta di previsioni restrittive perché l’articolo 5 comma 5 della convenzione prevede in ogni caso di illegittima restrizione il diritto a una riparazione.

La custodia cautelare in carcere è ingiusta (ex art. 314 comma 1 c.p.p., si parla, in merito, di “ingiustizia sostanziale”) quando un imputato all’esito del procedimento penale viene prosciolto con sentenza di assoluzione diventata irrevocabile, cioè riconosciuto innocente

Per non aver commesso il fatto

Perché il fatto non costituisce reato

Perché il fatto non è previsto dalla legge come reato


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