Alice Whiting si è suicidata in California a 89 anni. Non era malata terminale e non poteva accedere alla “buona morte” statale.

Milano
06:00 del 14/09/2018
Scritto da Samuele

Alice Whiting si è suicidata in California a 89 anni. Non era malata terminale e non poteva accedere alla “buona morte” statale. Il figlio spiega come ha fatto: ha seguito passo passo un articolo del quotidiano più famoso del mondo

Alice Whiting, originaria della contea di Orange, California, si è suicidata nel 2016 a 89 anni. Nello Stato americano la legge sul suicidio assistito stava per essere approvata ma lei, non essendo malata terminale, non avrebbe potuto comunque avere accesso all’eutanasia.

Inoltre non voleva aspettare. Voleva morire subito. Solo che non sapeva come farlo. Poiché non aveva nessuna intenzione di porre fine alla sua vita in modo cruento, probabilmente non si sarebbe mai suicidata ingerendo un veleno se un articolo del New York Times non le avesse spiegato come farlo nei minimi dettagli: quale veleno acquistare, in che dose ingerirlo, in quale Stato acquistarlo, in quale città e addirittura in quale farmacia.

Suicidio razionale.

A raccontare la storia della donna è David Whiting, figlio di Alice, che ha scritto un articolo a settembre per il giornale locale Orange County Register.

Il contenuto dell’articolo non è quello che pensate voi: David approva in tutto e per tutto la decisione della madre, che non aveva detto niente a nessuno, neanche al marito ultranovantenne, e firma una lunga riflessione a favore del «suicidio razionale», nuovo cavallo di battaglia degli entusiasti dell’eutanasia.

Dottor morte.

Per queste persone, capitanate dal fondatore di Exit International Philip Nitschke, allegramente noto come “dottor Morte”, il suicidio non ha niente a che vedere con la depressione o altre condizioni di disagio o malessere psichico, ma è una scelta individuale come un’altra.

C’è chi va a cena con gli amici e chi si suicida, insomma. Tutto qui. Certo, se il «suicidio razionale» diventasse moneta corrente nei salotti televisivi e nelle aule dei tribunali, Nitschke si risparmierebbe molti processi nei quali è stato accusato di istigazione al suicidio, ma questo è un altro discorso.


New York Times.

Per quanto non sia piacevole leggere di un figlio felice per il suicidio della propria madre, a rendere ancora più inquietante la storia è il dettaglio di come Alice Whiting è riuscita a compiere il gesto estremo: facendosi guidare passo passo dal New York Times.

Andando a riprendere l’articolo in questione nell’archivio del quotidiano, e che qui non citiamo né ripubblichiamo volontariamente, si rimane sbigottiti.

Vademecum del suicidio.

Il grande giornale progressista e palesemente favorevole alla “buona morte” con la scusa del reportage favorisce un vero e proprio vademecum del suicidio.

Il reporter racconta molto dettagliatamente tutta la trafila: il viaggio in un paese confinante, la ricerca della città dove acquistare legalmente il veleno in questione, il nome del veleno nella lingua locale, le immagini presenti sulla confezione (sia mai che qualcuno si confonda), il peregrinare di farmacia in farmacia per trovare quella adatta dove comprarlo senza che il titolare faccia troppe domande, servirebbe infatti la prescrizione di un professionista, il prezzo della confezione e la quantità adeguata per ottenere la morte senza intoppi.

Per evitare che qualcuno leggendo l’articolo, e seguendo le istruzioni, si sbagli fornisce anche la via esatta della farmacia. Il giornalista spiega poi diligentemente che alla dogana americana potrebbero fare dello storie e confiscare il veleno, ma che ci sono invece altri paesi dove i controlli sono meno rigorosi. Non c’è che dire, un bel servizio.

Nel nome della trasparenza.

Il reportage è anche infarcito di dichiarazioni di soggetti che affermano: «È terribile» che qualcuno voglia usare questo farmaco per suicidarsi.

«Io penso che la gente dovrebbe vivere fino a quando lo decide Dio». Tanto per salvare le apparenze e l’imparzialità del servizio.

La triste fine di Alice Whiting è la dimostrazione di quanto l’articolo sia stato scritto bene. E il figlio racconta comprensivo: «Toccava a lei decidere quando la sua qualità della vita non era più accettabile».

Addirittura «in famiglia si scherzava su chi avrebbe staccato la spina». Alice non ha avuto bisogno dell’aiuto di nessuno, se non del quotidiano più famoso del mondo.

Che fa della trasparenza e del fact-checking i suoi vessilli. Ma l’una e l’altro dovrebbero servire a vivere meglio, non a morire

Da: QUI

 


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Categorie: , Cronaca, Denunce, Salute, Sociale


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