In questi giorni di furibonde discussioni post elezioni mi è venuto più volte da pensare a quale sia il profilo del mio politico ideale.

Milano
08:50 del 16/05/2018
Scritto da Sasha

In questi giorni di furibonde discussioni post elezioni mi è venuto più volte da pensare a quale sia il profilo del mio politico ideale. Una cosa che valga per me, un po’ futile e sciocchina, che si occupi per un istante del valore assoluto e si disinteressi per un istante (sempre quello) delle imperfezioni del mondo.

Laureato.
Mi scuseranno tutti gli altri ma vorrei un politico laureato. Io non attribuisco alla laurea alcun valore particolare, penso anzi che spesso alcune professioni che richiedono una laurea allontanino spontaneamente dalla comprensione del mondo. Molti dei peggiori idioti che ho incontrato in vita mia erano idioti felicemente laureati. Non si tratta di questo: è solo che studiare un certo numero di anni per me è un valore in sé che aiuta a vivere meglio. E no, non è un caso che questo Paese abbia così pochi laureati.

Sì, viaggiare.
Vorrei un politico che abbia un po’ viaggiato. L’Italia, specie nella sua classe dirigente, affoga in un provincialismo molto evidente che ha alcune basi semplicissime. Una di queste è che un sacco di gente non ha mai visto nulla. Non è mai stata in vita sua da un’altra parte. Al massimo è andata a fare il turista nei soliti 4 posti. Non sei mai uscito dal giardinetto a Brembate? Mi spiace non vai bene, per ragioni ovvie che non ti starò a spiegare.

Compassion.
Vorrei un politico compassionevole. L’arroganza è un altro dei tratti dominanti della politica di vertice in Italia. Esercitata in modi teatrali e studiati (i leghisti o certi comprimari di Forza Italia, dal Bossi preictus al Brunetta televisivo ma anche parecchi M5S come Di Maio e Di Battista) o attraverso trame meno intelligibili (qui il campione indiscusso è stato per decenni D’Alema ma anche Craxi se la cavava alla grande) l’arroganza e l’aggressività in politica vanno di moda da tempo ed è curioso che molta della discussione sul fallimento del PD alle ultime elezioni ruoti oggi attorno all’arroganza di Matteo Renzi, quasi fosse una novità che ha perturbato lo scenario.


Gentilezza.
Esiste anche una specie di sillogismo derelitto secondo il quale per essere un politico di vertice tu debba avere abbastanza cinismo e cattiveria da spargere attorno a segnare il territorio. Per estensione del concetto l’arroganza della politica è tracimata con molta naturalezza anche fra i capi azienda impegnati a raccontare al mondo (ma soprattutto ai propri sottoposti) il loro ruolo di duri. Ecco, io no, io vorrei una politica nella quale l’arroganza ritornasse una piccola vergogna personale da celare il più possibile. E la gentilezza con tutti la regola aurea. Penso a Pisapia.

Spoil system.
Vorrei un politico capace di demandare e mi piacerebbe attorno a lui il più vasto spoil system possibile. Perché i riporti del capo sono espressione della sua intelligenza e parlano di lui a me elettore. Perché a un certo punto risulterà troppo comodo considerarli solo casuali compagni di avventura da scaricare allegramente. Uno dei punti di massima debolezza di Renzi, per conto mio, è stato in questi due anni quello di essersi circondato di un numero molto vasto di yesman dai toni imbarazzanti. E accanto a loro di non aver saputo o voluto spezzare i legami fra il suo partito e una periferia già esistente, molto radicata, maleducata e leggermente oscena (penso inevitabilmente a gente come De Luca). Quello che i giornali chiamano giglio magico è in realtà Renzi che spiega sé stesso a noi con un linguaggio non convenzionale. Lo spoil system diventa poi indispensabile in un Paese in cui la burocrazia stanziale e romana ha lo stesso potere del raggio della morte e si disinteressa di qualsiasi controparte. Arrivederci, tutti a casa, proviamo a ricominciare. Costa? Saranno soldi spesi bene. Manteblog è vittima di impazzimenti grillini? Beh no.

I migliori di noi.
Vorrei un politico più bravo non solo di me (ci vorrebbe poco) ma di quasi tutti gli altri. Che sia arrivato lì perché era il migliore a fare quella cosa, non necessariamente il più intelligente o il più sveglio, non il più scaltro o il più rapido. Il migliore. O uno dei. E la bravura principale che questo anziano paese richiede oggi è quella del puntare al rinnovamento, del pensare differente, del non ripercorrere per la millesima volta le solite traiettorie. (È questa la ragione per cui il Renzi della Leopolda aveva sollevato così tante attenzioni. Perché raccontava altre priorità, inedite, magari non del tutto sorprendenti ma spiazzanti rispetto ad un mondo immobile). L’esercizio dialettico della solita solfa ha portato l’Italia esattamente dove si trova ora e gli elettori quell’odore un po’ stantio lo riconoscono al volo.

Storytelling
La comunicazione politica è un bene estremamente sopravvalutato. E lo è per una ragione banale: perché quando le cose non si spiegano da sole occorre per forza un mediatore che le illustri. La maggioranza delle buone scelte politiche non hanno grande necessità di essere raccontate. Da decenni politici con lo sguardo mogio vengono a spiegarci che il loro problema è stato – evidentemente – di non aver saputo comunicare bene la loro azione politica. La miglior decodifica di una simile frase è che le loro scelte politiche erano almeno in parte sbagliate visto che richiedevano tanto sforzo comunicativo per essere raccontate ai cittadini. Mi piacerebbe un politico che se ne stia in silenzio mentre progetta le cose e che me le racconta sobriamente quando dal cantiere delle idee escono infine inchiostrate nella Gazzetta Ufficiale. Io nel frattempo prometto di attendere paziente e fiducioso. Veniamo da 4 decenni di finte inaugurazioni, non ci siamo ancora stancati? E lamentarsi di non essere stati capiti fa molto Mario Monti con il cagnetto in grembo.

Da: QUI


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Categorie: , Politica


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