Ma com’è diventata smart la guerra. Davvero nice. E non è solo Donald Trump a dirlo, elogiando i suoi missiloni nuovi di pacca, ultimo modello superaccessoriato di serie

Palermo
07:30 del 14/04/2018
Scritto da Samuele

Ma com’è diventata smart la guerra. Davvero nice. E non è solo Donald Trump a dirlo, elogiando i suoi missiloni nuovi di pacca, ultimo modello superaccessoriato di serie. Macché: ora lo pensano un po’ tutti, anche quelli che un tempo infestavano le città con le bandiere arcobaleno, quelli del no alla guerra senza se e senza ma, quelli delle marce contro gli Stati Uniti, quando gli Stati Uniti bombardavano Saddam Hussein. Roberto Saviano ha addirittura lanciato una catena di Sant’Antonio fotografica, con le mani sulla bocca, per solidarietà con i bambini della Siria vittime dei presunti gas di Bashar Al Assad. E subito hanno aderito tutti i volti celebri del bel mondo chic, da Luciana Littizzetto a Fabio Volo, per non parlare dei politici come Laura Boldrini. Una mano sulla bocca, l’altra sul grilletto. La pace può attendere. Ora bisogna, democraticamente, bombardare un po’.

E allora che aspettiamo? Avanti con le bombe, buttiamoci contro il Nuovo Orco Assad. C’è talmente voglia di bombardarlo che si passa sopra a tutto, anche al fatto che a minacciare i primi missili sia proprio l’odiato Trump. La sua dichiarazione di guerra via tweet, con termini più consoni a una partita di bowling che a una crisi internazionale, disturba le coscienza democratiche ma solo un po’: in realtà Michele Serra & c. riescono a trattenere il loro sdegno in oculati trafiletti. A sovrastarli sterminate pagine di analisi in cui si esaltano le analisi approfondite degli strateghi del Pentagono, capaci di imbrigliare la Casa Bianca. Trump il pazzo? Trump l’irresponsabile? Trump l’ubriacone? Trump senza freni? Macché: adesso tutto sotto controllo. La guerra è nelle mani sagge dei generali. Dunque è giusta. E poi Trump è quasi diventato simpatico. Una mano sulla bocca, l’altra sul grilletto. Che stiamo aspettando a sparare?


C’è talmente voglia di bombardare Assad che, per fare prima, non si controlla nemmeno come si chiama. Luciana Littizzetto lo chiama «Hassad». La senatrice di Liberi e uguali, Loredana De Petris, addirittura «Hassan». Ci manca qualcuno che lo chiami Assass (abbreviazione) oppure Asticazzi o magari anche solo Peppino O’ Fetentone, non importa: quello che conta è che sia chiaro che lui è brutto e cattivo. Esattamente come Vladimir Putin che, appoggiandolo, sta facendo una cosa terribile alla terra di Karl Marx, come dice sull’onda dell’entusiasmo pro bellico una diplomatica delle Nazioni Unite. La quale, però, dimentica che Marx è nato in Russia tanto quanto Franz Beckenbauer, essendo entrambi, come è noto, assolutamente tedeschi. Ma che importano questi dettagli quando c’è da colpire il nuovo Orco di giornata?

Una mano sulla bocca, l’altra sul grilletto. Del resto anche il gran figo dell’Europa Emmanuel Macron è scatenato contro Assad (o Assass). Dice che ha anche le prove. Ma sicuro: esattamente come avevamo le prove anche contro Saddam Hussein, ricordate? C’erano prove inconfutabili, più o meno come quelle contro la Siria di oggi. E poco importa che il medesimo Macron, come ha scritto Le Monde, abbia appena firmato un contratto di 18 miliardi di dollari con l’Arabia Saudita, principale finanziatrice del terrorismo internazionale. Poco importa che una bombettina gli possa far comodo. E che una bombettina possa far comodo anche a Trump. Tutto questo non conta: ci sono le foto dei bambini, insomma, come fate a non indignarvi almeno un po’? Guarda caso le foto dei bambini spuntano fuori sempre al momento giusto. Anche se l’unica arma chimica accertata, in questo momento, è la comunicazione. Immagini urticanti, quasi come il gas nervino.

In effetti: basta guardare l’immagine di un bimbo ed è tutto chiaro, no? Assad (o’ Fetentone) è proprio un mostro. Uccide gli innocenti. Usa gas. Di certo. E se non è certo è certo lo stesso. Dunque bisogna bombardarlo. E con esso punire Putin. Avanti: una mano sulla bocca, l’altra sul grilletto. E pazienza se quello che corriamo a bombardare è lo stesso Assad che nel 2010 Giorgio Napolitano, primo presidente della Repubblica italiana in visita ufficiale a Damasco, celebrava per la «laicità e l’apertura», per «le libertà assicurate alle comunità cristiane», lo stesso di cui esaltava la «qualità delle relazioni bilaterali», la «profonda amicizia» nonché la «generosa ospitalità». Com’è possibile che questo splendido personaggio, questo amico dell’Italia, ospite generoso e squisito governatore, sia diventato all’improvviso così orrendo? Sarà che, storpiandogli il nome, non lo riconoscono più? O più semplicemente i dittatori possono essere mostri sanguinari o amici cari a seconda delle esigenze?

Considerata la recente storia, quest’ultima ipotesi ci sembra la più probabile. Lo abbiamo visto anche in Libia: allo stesso Mu’ammar Gheddaficon cui si facevano affari e a cui veniva offerta la presidenza della commissione diritti umani dell’Onu, pochi mesi dopo veniva infilato un bastone nel culo in mondovisione, fra gli applausi dei bombardatori occidentali. Non è finita bene, come sappiamo. E ne stiamo pagando ancora le conseguenze. Del resto era andata così anche con Saddam: finché faceva comodo si elogiava la «generosa ospitalità», poi lo si è impiccato a favor di telecamere. Era la stessa persona, ma proprio uguale. Solo che avevano deciso così.

Mi spiace per i bambini siriani che soffrono davvero, anche quando non sono immortalati nelle foto che commuovono la Littizzetto, ma, in questa corsa forsennata a bombardare Assad, c’è solo da capire una cosa: posto che nessuna guerra si fa in base a principi morali, ma in base agli interessi, ebbene, chi ha interesse a far sembrare questa guerra così smart?

Da: QUI


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Categorie: , Cronaca, Denunce, Politica


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