Nei giorni scorsi sono diventate virali le dichiarazioni dell’ex vicepresidente di Facebook Chamath Palihapitiya che in un intervento alla Graduate School of Business di Stanford si è scagliato contro i social network.

Genova
08:00 del 09/02/2018
Scritto da Sasha

Nei giorni scorsi sono diventate virali le dichiarazioni dell’ex vicepresidente di Facebook Chamath Palihapitiya che in un intervento alla Graduate School of Business di Stanford si è scagliato contro i social network.

Un passaggio in particolare è stato a ragione  ripreso: «Voi non ve ne accorgete, ma state subendo una programmazione». L’ex manager di FB ha cioè lanciato un appello affinché le persone si rendano finalmente conto dei rischi e quindi dei retroscena che i social network possono avere, in particolare sui bambini (ha infatti raccontato di non permettere l’uso dei social ai propri figli). 

Palihapitiya ha inoltre spiegato di sentirsi «tremendamente in colpa» per aver contribuito a creare uno degli strumenti che stanno «distruggendo il tessuto sociale»:

«Io penso che nei recessi profondi della nostra mente sospettavamo che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere, ma penso che il modo in cui noi lo immaginavamo, non fosse questo. Letteralmente siamo arrivati ad un punto, oggi, dove credo che abbiamo creato strumenti che stanno disintegrando il tessuto sociale su cui è basata la Società. E io vorrei incoraggiare voi tutti, quali futuri leader del mondo, a prendere veramente coscienza di quanto questo sia importante. Se tu nutri la bestia, quella bestia ti distruggerà! Se invece la respingi, abbiamo la possibilità di controllarla e rimetterla al suo posto».


Transumanesimo, la realtà della manipolazione e del controllo

Lo scrivo e lo ripeto da anni: dietro il mondialismo è possibile identificare un orizzonte post-umano già tracciato per noi, verso cui le lobby ci stanno spingendo: il transumanesimo. Dietro il mantra del “progresso” tecnologico, si sta cioè “creando” un nuovo cittadino che sia appunto “programmabile”. Un individuo che abbia rinunciato alla propria personalità, al suo spirito critico, alla privacy e che sia sempre “connesso” (quindi tracciato e schedato in tutti i suoi movimenti e abitudini). 

Si stanno investendo sforzi per manipolare soprattutto le nuove generazioni le cui vite si stanno plasmando attorno a orizzonti artificiali fatti di like e cuoricini. Come ha spiegato Palihapitiya, a rendere allettante queste piattaforme sono in particolare il bisogno di popolarità e un senso di perfezione irreale che queste offrono: «Confondiamo tutto questo con i valori, e confondiamo tutto questo con la verità. E invece ciò di cui veramente si tratta è: una falsa e fragile popolarità. Ed è a breve termine e questo vi lascia ancora di più – ammettiamolo! – sospesi e vuoti, prima ancora di comprenderlo, perché poi vi forza in questo circolo vizioso dove pensi: “Qual è la prossima cosa che devo fare adesso? …perché ne ho bisogno!”». 

Rivoluzione digitale: il pericolo per le nuove generazioni

Tutto ciò non solo sta alterando − se non addirittura disgregando − i rapporti umani (quelli “reali”), ma sta anche diventando per molti una sorta di dipendenza, una droga in cui rifugiarsi in modo sempre più compulsivo: per annegare i dispiaceri della vita quotidiana in un mondo irreale che può un attimo prima donarti l’illusione della “community” e un attimo dopo distruggerti sotto una tempesta di insulti.

Dovremmo fermarci e riflettere sull’abuso tecnologico che le nuove generazioni stanno subendo e sui risvolti opachi di quella rivoluzione digitale che ci ha cambiato sicuramente la vita in meglio ma porta con sé anche molti lati “oscuri”. Soprattutto per i più giovani che sono ancora incapaci di difendersi dal suadente richiamo del virtuale.

Da: QUI


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Categorie: , Cronaca, Denunce, Internet, Sociale


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