CRISI DI GOVERNO NEWS - Altro che elezioni anticipate. Come previsto sono già partite le grandi manovre di chi non ha nessuna voglia di tornare al voto.

Milano
07:29 del 12/08/2019
Scritto da Gregorio

CRISI DI GOVERNO NEWS - Altro che elezioni anticipate. Come previsto sono già partite le grandi manovre di chi non ha nessuna voglia di tornare al voto. Fa specie notare che i soliti noti ci hanno però messo meno di 24 ore per gettare la maschera e mostrare le loro reali intenzioni; segno che la cosa viveva sotto traccia da tempo, come sospettavamo.

Il primo, dopo mesi di silenzio totale, è stato Renzi che, da non segretario della non sinistra, ha dato le indicazioni di voto ai suoi: "Siamo pronti ad un Governo del Presidente". Parola seguite subito dall'invitovia web di Grillo che rideva all'ipotesi di voto anticipato. Nei corridoi della politica sanno poi che una bella fetta di Forza Italia, pur non ammettendolo ubblicamente, farebbe di tutto per salvare e prolungare il più possibile la legislatura. Ma perché?

CRISI DI GOVERNO NEWS - Cosa unisce grillini e sinistra e Berlusconi? Cosa unisce Renzi e Di Maio? Berlusconi e Di Battista? La Tav? Il Reddito di cittadinanza? La riforma della Giustizia? Un progetto economico e fiscale univoco? La gestione dei migranti?

No. Niente di tutto questo. Ma due cose molto ma molto importanti. La prima è il NON far vincere Salvini. Chissenefrega del paese, chissenefrega di dare quelle risposte che servono, di provare a rilanciare una nazione da decenni in evidente difficoltà. No. L'importante è far perdere l'avversario oggi super favorito. Il progetto politico? Poco importa. Basta un bel volto internazionale come Mario Draghi, due strette di mano rassicuranti a Bruxelles, l'approdo a Lampedus di qualche bella nave Ong, bella carica di migranti magari con a bordo pure Richerd Gere così c'è pure una bella storia da raccontare ed è fatta.


CRISI DI GOVERNO NEWS - Per Salvini l'importante è che il Paese vada a votare al più presto. "Poi - ha detto ai microfoni del Tg 3 - se le gestisce qualcun altro sono anche più contento... così ho più tempo". Sul proprio calendario ha segnato il 13 ottobre. Ma deve fare i conti con un parlamento zeppo di politici che non vogliono affatto perdere lo scranno. I primi sono i grillini. In queste ore Luigi Di Maio ha sondato le disponibilità a sostenere un governo "traghettatore" che abbia tra gli obiettivi cardine il taglio dei parlamentari. "Che sia la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro ad appoggiarla non ci importa - ha scritto oggi su Facebook - ci importa che si faccia. E che si faccia prima delle dichiarazioni di Conte alle Camere". Ovviamente l'appello è inditrizzato al Partito democratico che ha i numeri per il ribaltone. Nei corridoi del potere già se ne parla. "Anticipare il ddl Fraccaro - riferiscono all'agenzia fonti vicine a Di Maio - non escluderebbe le dimissioni di Giuseppe Conte che potrebbe anche salire al Quirinale e dimettersi, senza essere sfiduciato, dando al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la possibilità di contare sul nuovo asse M5S e Pd per un eventuale governo traghettatore o di 'garanzia elettorale' fino al prossimo anno". In cambio del taglio dei parlamentari, secondo un retroscena di Repubblica, i grillini sarebbero disposti a dare ai dem la riforma della legge elettorale in chiave proporzionale. Insomma, l'idea è di formare una maggioranza dal "percorso costituzionale" che non dispiaccia al capo dello Stato.

I movimenti nel Pd

Fantascienza? Difficile a dirsi. In chiaro dal Pd fioccano solo rifiuti. "Non esistono le condizioni politiche - ha sentenziato Nicola Zingaretti - per un altro governo, almeno con il Pd". Ma, con buona pace del segretario del Pd, i renziani si starebbero già muovendo nonostante Matteo Renzi abbia invitato a non prendere seriamente certi rumor di Palazzo. In giro dicono anche che l'obiettivo potrebbe essere quello di mettere in piedi un governo di scopo che sventi l'aumento dell'Iva e traghetti il Paese alle urne nel 2020. In realtà, secondo i ben informati, questa "manovra" aiuterebbe l'ex premier a prendere tempo e a preparare il nuovo partito e la scissione annunciata già da mesi. E non importa che Paola De Micheli abbia ricordato loro il documento approvato nell'ultima direzione che esclude in modo perentorio qualsiasi collaborazione con i penstastellati. Qualcuno è, infatti, già uscito allo scoperto e non è detto che già nelle prossime ore non ci sia qualcun altro a farsi avanti.

Il partito del non voto

Nonostante il timore di un "inciucio" tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico, Salvini continua a tirare dritto per la sua strada. Vorrebbe votare la sfiducia a Conte già prima di Ferragosto. Anche qui, però, i suoi piani si infrangono contro il muro dei Cinque Stelle. Su Facebook il presidente della Camera Roberto Fico gli ha ricordato che sono i presidenti di Camera e Senato a convocare le Camere ("Nessun altro"), che "la programmazione dei lavori dell'aula si stabilisce all'interno di una riunione chiamata conferenza dei capigruppo e in nessun altro luogo" e che "il presidente della Repubblica è il solo che può sciogliere le Camere e convocare le elezioni anticipate, nessun altro". Tutti, poi, guardano a Conte che continua a starsene in disparte. Un gioco che, a detta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, prelude a "una rottura traumatica". "Una separazione consensuale era la cosa più ragionevole - ha spiegato al Tg2 - ma Conte non si vuole dimettere e preferisce andare a una conta in Aula...". Già in quell'occasione si capirà chi vuole andare a elezioni e chi, invece, cerca un nuovo accordo. E il partito del non voto, quando Mattarella farà le consultazioni, potrebbe essere più nutrito di quanto non si osi pensare oggi.


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Categorie: , Politica


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