Con Marino è normale un giudizio «misto»: sull’onestà dell’uomo non si discute; certo è che si tratta di un’onestà che deriva dal suo principale limite: narcisismo psicotico.

Roma
06:30 del 12/01/2018
Scritto da Luca

Con Marino è normale un giudizio «misto»: sull’onestà dell’uomo non si discute; certo è che si tratta di un’onestà che deriva dal suo principale limite: narcisismo psicotico.

È un uomo completamente fuori dal mondo: basta sentirlo parlare; basta ricordare le sue risposte a Filippo Roma (la frase ripetuta «punizioni severissime ed esemplari», roba da corsia psichiatrica); basta ricordare, anche, la figuraccia pazzesca e il comportamento ridicolo con Bergoglio a Filadelfia. Onesto e spostato. Il politicamente/ipocritamente corretto che degenera nel delirio. La solidarietà d’obbligo è quella per le modalità con le quali è stato mandato a casa dal suo stesso partito (e dall’uomo, Renzi, che aveva chiuso la campagna elettorale di Marino a Roma). La buccia di banana degli scontrini è l’eccesso in buona fede proprio del narcisismo: ogni sua spesa era una spesa di rappresentanza, una spesa per sé era una spesa che faceva bene alla collettività. L’idea — che non condivido ma è fondata — che l’amministratore con gravi responsabilità possa e debba concedersi irregolarità in nome dei risultati si insinua spesso nelle persone troppo piene di sé.

Non andrà mai in galera con la scontistica messa in campo dai signori governanti e pertanto, questo ladruncolare sul posto di lavoro dove i cittadini ti hanno affidato la gestione della cosa pubblica, non finirà mai. Rubare da amministratore costituisce un reato gravissimo e se ci mettiamo dentro l'aggravante della crisi economica, in un paese che volesse risolvere questo problemuccio, ci sarebbe l'ergastolo e non la comica della condanna senza galera.


Assolto in primo grado, condannato nel secondo. Il caso scontrini – che aveva provocato le dimissioni forzose – per Ignazio Marino, ex sindaco di Roma, ha avuto un diverso destino davanti ai magistrati della corte d’Appello di Roma. L’ex primo cittadino è stato condannato a due anni  Le accuse di peculato e falso riguardano la vicenda delle cene consumate nei mesi in cui era primo cittadino e pagate con la carta di credito del Campidoglio. Marino era anche imputato per truffa riguardo alla onlus Imagine della quale era presidente: reato quest’ultimo per il quale è stata confermata l’assoluzione. La procura generale aveva chiesto per il chirurgo la condanna a due anni e mezzo per gli scontrini e l’assoluzione per la truffa. La decisione dei giudici della Terza sezione della Corte d’Appello è arrivata dopo poco più di due ore di camera di consiglio.

“Una sentenza dal sapore politico“, la definisce Marino. “Proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio”, insinua l’ex sindaco Pd, che poi entra nel merito della condanna: “In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il Sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati”. “Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare“, continua polemico Marino. “So di non aver mai speso 1 euro pubblico per fini privati”, sostiene il chirurgo, proiettandosi già verso la Cassazione: “Continuerò la mia battaglia per la verità e la giustizia”


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Categorie: , Cronaca, Politica


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